Il rispetto istituzionale come condizione per la crescita del commercio su aree pubbliche

Nel commercio su aree pubbliche, il confronto tra amministrazioni e rappresentanze degli operatori dovrebbe svolgersi su un terreno chiaro: l’analisi delle questioni nel merito, il rispetto delle regole, la ricerca di soluzioni legittime e sostenibili.

Negli ultimi mesi, tuttavia, si stanno registrando dinamiche diverse, che meritano attenzione perché non appaiono isolate, ma riconducibili a uno schema ricorrente. I casi di Sciacca e Castelvetrano ne offrono due esempi significativi, seppur diversi nelle forme.

Sciacca: il confronto condizionato

A Sciacca, la richiesta di Confimprese Sicilia di avviare un confronto sul mercato settimanale di San Michele e sulla corretta applicazione del Canone Unico Patrimoniale si è mossa lungo un percorso ordinario e istituzionale: una nota formale, finalizzata a discutere disfunzioni operative e questioni ancora aperte.

La risposta dell’amministrazione comunale, pur manifestando disponibilità al dialogo, ha subordinato l’incontro alla trasmissione dell’elenco nominativo degli operatori associati, con indicazione dei settori merceologici. Una richiesta che sposta il piano del confronto: dal merito delle questioni sollevate alla verifica preventiva della rappresentatività.

Confimprese Sicilia ha ribadito la propria disponibilità al confronto, evidenziando tuttavia come la trasmissione di elenchi nominativi comporti il trattamento di dati personali sensibili, in assenza di una base giuridica specifica, e come il ruolo dei corpi intermedi non possa essere subordinato a verifiche nominative preventive.

Il contesto non è neutro. Sul tema del Canone Unico Patrimoniale risultano pendenti 32 ricorsi, già incardinati e che saranno discussi a partire dal mese di maggio davanti al Giudice di Pace. Un dato che conferma come non si tratti di una questione episodica, ma di un contenzioso strutturato.

Castelvetrano: la fuga dal merito

A Castelvetrano, a fronte di La Diffida inviata formalmente con la quale Confimprese ha segnalato profili di illegittimità nella gestione del Canone Unico Patrimoniale mercatale, non è pervenuto un riscontro nel merito delle questioni sollevate.

In luogo di una risposta puntuale sulle norme richiamate, agli operatori è stato prospettato l’accesso alla rottamazione del CUP, una soluzione di natura esclusivamente contabile che elude il nodo centrale della legittimità degli atti.

La recente riunione svoltasi ha confermato questa impostazione, orientata a chiudere il problema sul piano economico senza affrontarne le questioni amministrative di fondo.

Due casi, uno stesso schema

I casi di Sciacca e Castelvetrano non raccontano due problemi diversi, ma due fasi dello stesso schema. Nel primo, il confronto viene condizionato prima ancora di iniziare; nel secondo, viene evitato anche dopo ripetute segnalazioni.

Un metodo già sperimentato

Confimprese Palermo e Confimprese Sicilia affrontano da tempo il tema del Canone Unico Patrimoniale in numerosi contesti comunali, seguendo un metodo fondato su atti formali, richiami normativi e confronto istituzionale.

Si tratta di un approccio già adottato in altri Comuni e che ha trovato conferma, da ultimo, anche nel caso di Ribera, dove il ricorso in autotutela è stato accolto con l’annullamento degli atti contestati.

Considerazioni finali

Le vicende descritte evidenziano una difficoltà che non riguarda il singolo Comune, ma il modo in cui talvolta il confronto sul commercio su aree pubbliche viene gestito. Il rispetto istituzionale non è un elemento formale, ma una condizione necessaria per rafforzare la reputazione della categoria e migliorare le performance del sistema commerciale nel suo complesso.

Nota documentale:

La risposta dell’amministrazione Comunale di Sciacca

La Diffida inviata al Comune di castelvetrano

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