Mercato di Ferragosto a Sciacca: può diventare un punto di partenza?

Il mercato di Sciacca è andato bene. Clicca nell’immagine per vedere il video.

Mi rivolgo ai nostri iscritti, agli operatori, ma anche ai cittadini e ai consumatori. I mercati sono un patrimonio di tutti e proprio per questo vanno salvaguardati e rilanciati.

Il mercato si è svolto in un giorno di festa. Ma, a Sciacca, la festa era il mercato, come si vede dal video.

C’era gente, c’erano turisti e c’erano anche persone che normalmente il mercato non lo frequentano.

È da qui che vorrei partire per una riflessione insieme.

La scelta più facile sarebbe stata non rischiare

Diciamocelo con molta semplicità: fare il mercato il giorno di Ferragosto non era una scelta scontata.

Anzi, seguendo quella logica prudenziale che spesso caratterizza la nostra categoria, probabilmente la scelta più facile sarebbe stata non farlo.

Ferragosto, le famiglie, il mare, una città con una forte presenza turistica: nessuno poteva sapere in anticipo quale sarebbe stata la risposta.

Si è deciso invece di rischiare.

E questo è già un primo elemento sul quale riflettere.

Se vogliamo capire se esistono strade nuove per i nostri mercati dobbiamo essere disponibili anche ad accettare il rischio di provare qualcosa di cui non conosciamo preventivamente il risultato.

Questa volta è andata bene. Un’altra volta potrebbe non accadere.

Ma senza provare non lo sapremo mai.

Non è bastato esserci: abbiamo detto che il mercato c’era

C’è poi un secondo elemento.

Nei giorni precedenti abbiamo cercato di comunicare che a Ferragosto il mercato di Sciacca ci sarebbe stato.

Può sembrare una cosa banale. Non lo è.

Il mercato tradizionale ha vissuto per decenni quasi senza avere bisogno di comunicare. Il giorno era quello, il luogo era quello e tutti sapevano che il mercato c’era.

Oggi non possiamo più dare tutto questo per scontato.

Se facciamo qualcosa di diverso dobbiamo raccontarlo. Dobbiamo creare attenzione. Dobbiamo dare alle persone una ragione per sapere che stiamo facendo qualcosa e, possibilmente, per venire a vedere.

Non possiamo sapere quanto la comunicazione abbia inciso sulla buona riuscita del mercato di Ferragosto. Sarebbe arbitrario attribuirle il risultato.

Possiamo però registrare ciò che è accaduto: abbiamo accettato il rischio, abbiamo comunicato l’iniziativa, si è creata attenzione e al mercato è arrivata molta gente.

Tra queste persone c’erano anche turisti e cittadini che normalmente non frequentano il mercato.

Ed è forse questo il dato più interessante.

Come portiamo nuova gente al mercato?

Il problema non è soltanto fare un buon mercato a Ferragosto.

La domanda che dovremmo porci è un’altra:

come possiamo convincere a venire al mercato anche chi oggi non lo frequenta?

Perché dobbiamo partire da una realtà che noi ambulanti conosciamo prima ancora che ce la raccontino le statistiche: l’attuale formula dei mercati è in difficoltà.

Lo viviamo ogni giorno.

Cambiano le abitudini di acquisto, cambia il commercio, cambia il modo nel quale le persone utilizzano il proprio tempo. E mentre tutto cambia non possiamo pensare che il mercato possa continuare semplicemente a ripetere se stesso.

Questo non significa rinnegare il mercato tradizionale.

Significa esattamente il contrario: cercare il modo di conservarlo facendolo evolvere.

Dobbiamo imparare a sperimentare

Sciacca ci offre quindi uno spunto, non una soluzione.

Forse dobbiamo sperimentare giornate diverse. Forse dobbiamo ragionare sugli orari. Forse sulla comunicazione, sulle iniziative che accompagnano il mercato, sul rapporto con il turismo o su formule diverse da territorio a territorio.

Probabilmente alcune cose funzioneranno e altre no.

Ma una sperimentazione, per poterci dire qualcosa, deve essere fatta davvero e deve essere messa nelle condizioni di funzionare.

Abbiamo già esperienze diverse dalle quali possiamo imparare.

A Trapani l’esperienza del mercato domenicale funziona.

A Bagheria la stessa scelta non ha prodotto i risultati sperati. Ma lì è mancato anche un adeguato supporto organizzativo all’iniziativa.

Questo dovrebbe già suggerirci una prima cautela: non basta dire che una formula funziona o non funziona. Dobbiamo capire come è stata organizzata, sostenuta, comunicata e vissuta dagli operatori.

Anche il prolungamento degli orari è un esperimento

Un altro esempio è quello del prolungamento degli orari dei mercati.

Qui la situazione è ancora diversa.

Chi non è d’accordo con il mercato di Ferragosto può semplicemente scegliere di non partecipare. Ed è quello che è accaduto a Sciacca: chi non riteneva opportuno esserci non si è presentato. Gli altri hanno potuto fare l’esperimento fino in fondo.

Con il prolungamento dell’orario è diverso, perché chi non condivide la sperimentazione si trova già all’interno del mercato.

Se continua a comunicare ai propri clienti il vecchio orario e decide di andare via prima, non contribuisce a far conoscere la nuova opportunità.

Ma c’è anche un problema molto concreto.

Quando alcuni operatori cominciano a smontare e lasciano anticipatamente i propri posteggi, all’interno del mercato si creano degli spazi vuoti. Il mercato non è più raccolto, dà progressivamente l’impressione di stare finendo e diventa inevitabilmente meno attrattivo proprio nelle ore nelle quali dovremmo verificare se il nuovo orario può funzionare.

A quel punto diventa difficile capire se l’esperimento non ha funzionato oppure se non siamo riusciti a sperimentarlo veramente.

Non dobbiamo essere tutti d’accordo

Questo è un punto sul quale credo dovremmo essere molto chiari.

Sperimentare non significa obbligare tutti a pensarla allo stesso modo.

È assolutamente legittimo non credere in un’iniziativa e decidere di non parteciparvi.

Ma c’è una differenza tra non partecipare e creare, anche involontariamente, condizioni che rendono difficile agli altri portare avanti la sperimentazione.

Sciacca, da questo punto di vista, ci ha dato un’indicazione interessante.

Chi non voleva partecipare non ha partecipato. Chi ha deciso di rischiare lo ha fatto fino in fondo.

E oggi abbiamo almeno un risultato sul quale possiamo ragionare.

Niente è scritto, niente è sicuro

Non vorrei che da questa riflessione passasse il messaggio che abbiamo trovato la soluzione ai problemi dei mercati.

Non è così.

Non sappiamo se un altro mercato di Ferragosto avrebbe lo stesso risultato. Non sappiamo se una formula che funziona a Trapani possa funzionare a Bagheria, a Sciacca o a Palermo. Non sappiamo quali orari siano migliori, quali iniziative possano attirare nuovi consumatori o quali sperimentazioni possano produrre risultati duraturi.

Niente è scritto e niente è sicuro.

Ma una cosa possiamo dirla: dobbiamo provare ad andare avanti.

Se l’attuale formula mostra ogni giorno le proprie difficoltà, restare immobili per paura che qualcosa di nuovo possa non funzionare rischia di essere la scelta peggiore.

Dobbiamo provare. Dobbiamo osservare i risultati. Dobbiamo avere anche il coraggio di riconoscere quando un esperimento non funziona, modificarlo oppure abbandonarlo e provarne un altro.

È così che si innova.

E adesso chiediamo una mano anche a voi

Questa riflessione non può riguardare soltanto gli ambulanti.

Per questo mi rivolgo anche ai cittadini e ai consumatori.

Aiutateci a capire come vorreste i mercati.

Non vi chiediamo soltanto di sostenerli frequentandoli. Diteci cosa cambiereste, cosa vi piacerebbe trovare, quali iniziative potrebbero convincervi a frequentarli di più, quali orari potrebbero essere più adatti alle vostre esigenze.

Anche una critica o un suggerimento possono aiutarci.

E infine mi rivolgo direttamente agli ambulanti.

Se crediamo davvero che il nostro settore abbia bisogno di cambiare, non possiamo aspettare che siano sempre gli altri a farlo.

Abbiamo bisogno di idee, ma abbiamo soprattutto bisogno di persone disponibili a mettersi in gioco.

Vorremmo creare un piccolo nucleo di volontari della categoria, operatori disponibili ad aiutarci a pensare, organizzare, comunicare e sostenere le iniziative che proveremo a realizzare.

Non sappiamo ancora quali saranno.

Ed è giusto così.

Perché Sciacca non ci ha consegnato una ricetta.

Ci ha dimostrato però che, qualche volta, accettare il rischio di provare può aprire una strada che prima non vedevamo.

Adesso proviamo a percorrerla insieme.

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