Conca d'Oro dopo l'incendio, le misure proposte da Confimprese per imprese e lavoratori

Conca d’Oro dopo l’incendio: non solo ammortizzatori sociali, servono misure per imprese e lavoratori

L’incendio che il 1° settembre ha interessato il Centro commerciale Conca d’Oro ha aperto una fase complessa che non riguarda soltanto la messa in sicurezza della struttura e i tempi necessari per la riapertura.

C’è un secondo problema, destinato a diventare sempre più evidente con il trascorrere delle settimane: come sostenere le imprese e i lavoratori che stanno subendo le conseguenze economiche della chiusura?

In questi giorni si sono susseguiti incontri e interlocuzioni istituzionali. Non conoscendo nel dettaglio tutte le misure già definite o in corso di definizione, Confimprese Italia Palermo ha scelto di mettere sul tavolo una propria proposta complessiva, trasmessa al Presidente della Regione Siciliana, agli Assessori regionali alle Attività produttive e alla Famiglia, Politiche sociali e Lavoro, al Sindaco di Palermo e alla Direzione regionale INPS.

Il punto di partenza è semplice: non esistono soltanto le imprese della cosiddetta “zona rossa”.

Le attività ricadenti nella zona rossa rimarranno purtroppo inagibili più a lungo; le altre potranno riaprire in tempi più brevi ma si troveranno, almeno inizialmente, ad operare all’interno di un centro solo parzialmente fruibile.

Per questo riteniamo che gli interventi debbano riguardare l’intero sistema delle micro e piccole imprese operanti nel Conca d’Oro, graduando il sostegno sulla base del danno economico effettivamente subito.

Lo stesso principio deve valere per i lavoratori.

Un fondo perduto legato alla perdita reale di fatturato

La prima proposta riguarda un contributo a fondo perduto.

Il modello di riferimento, opportunamente adattato, è quello già utilizzato durante l’emergenza Covid: non stabilire un contributo uguale per tutti, ma collegarlo alla perdita di fatturato effettivamente registrata.

La proposta di Confimprese prevede un contributo pari al 20% della riduzione del fatturato del singolo punto vendita, confrontando il periodo 1° settembre-31 dicembre 2026 con lo stesso periodo del 2025, con un tetto massimo di 50.000 euro per impresa.

Per comprendere il meccanismo basta un esempio.

Un’attività che nello stesso periodo del 2025 aveva realizzato 200.000 euro di fatturato e che nel 2026 ne realizzasse 100.000 avrebbe registrato una perdita di 100.000 euro. Il contributo sarebbe pari al 20% della differenza, quindi 20.000 euro.

Non si propone di rimborsare integralmente il fatturato perduto. Nel fatturato sono infatti compresi anche costi variabili – a partire, per molte attività commerciali, dal costo della merce che non è stata acquistata o venduta – che non possono essere assimilati al danno economico netto.

Il 20% rappresenterebbe quindi un contributo alla perdita, non il suo rimborso integrale.

Una prima stima porta a ipotizzare per questa misura un fabbisogno nell’ordine di circa 4 milioni di euro, naturalmente da verificare sulla base del numero effettivo delle imprese beneficiarie e delle perdite registrate.

Le risorse potrebbero essere individuate attraverso eventuali capitoli di spesa già disponibili oppure previste nella prossima legge di stabilità regionale.

I tempi, peraltro, potrebbero coincidere: la perdita del quadrimestre potrà essere determinata soltanto dopo il 31 dicembre; prevedere per tempo la necessaria copertura finanziaria consentirebbe quindi di rendere operativa la misura non appena saranno disponibili i dati necessari alla quantificazione dei contributi.

Perché arrivare fino al 31 dicembre

La scelta del periodo settembre-dicembre ha una ragione precisa.

La riapertura di un punto vendita non significa necessariamente il ritorno immediato alle condizioni precedenti all’incendio. Una parte del centro rimarrà inagibile più a lungo e le attività che riapriranno prima potrebbero quindi operare per qualche tempo in condizioni differenti rispetto alla normalità.

Sarà il fatturato a dirci se questo effetto si sarà realmente prodotto e in quale misura.

Il confronto con lo stesso quadrimestre del 2025 permette di comprendere nello stesso parametro sia la perdita determinata dalla chiusura sia quella eventualmente registrata nella fase successiva alla riapertura.

Potrebbe naturalmente verificarsi anche un effetto opposto. Una ripresa particolarmente sostenuta delle vendite dopo la riapertura potrebbe consentire alle attività di recuperare una parte delle perdite accumulate durante la chiusura.

Anche questo eventuale “rimbalzo” verrebbe automaticamente considerato nel confronto complessivo del quadrimestre, riducendo la perdita sulla quale calcolare il contributo.

È proprio questo uno dei vantaggi del meccanismo proposto: non presume il danno, ma lo misura.

Per le attività che rimarranno inagibili oltre il 31 dicembre, Confimprese propone invece di estendere conseguentemente il periodo preso in considerazione fino all’effettiva riapertura.

Perché soltanto micro e piccole imprese

Anche questa scelta non è casuale.

Nel Conca d’Oro operano punti vendita riconducibili a realtà economiche profondamente differenti. Dietro un’insegna nazionale può esserci una grande società con numerosi punti vendita, ma può esserci anche una piccola impresa locale che opera in franchising e per la quale quel negozio rappresenta tutta o una parte rilevante dell’attività aziendale.

Per questo non deve essere il marchio a determinare l’accesso alla misura, ma la dimensione dell’impresa che effettivamente gestisce il punto vendita.

La perdita da prendere in considerazione deve invece essere quella del punto vendita Conca d’Oro, non il fatturato complessivo eventualmente realizzato dall’impresa attraverso altre attività.

In questo modo una piccola impresa che opera in franchising sotto un marchio nazionale non viene assimilata alla grande società titolare di una rete di punti vendita soltanto perché espone la stessa insegna.

Il massimale di 50.000 euro consente inoltre di mantenere l’intervento entro dimensioni sostenibili e di concentrare le risorse sulle realtà maggiormente esposte.

Liquidità subito: finanziamento straordinario a tasso zero

Il fondo perduto risponde però a un problema che può essere quantificato soltanto dopo che la perdita si è verificata.

Le imprese hanno invece bisogno di liquidità adesso.

Da qui la seconda proposta: un finanziamento straordinario a tasso zero, attivato dalla Regione attraverso i propri strumenti finanziari, con un adeguato periodo di preammortamento e una restituzione pluriennale.

I due strumenti non sono alternativi e rispondono a esigenze differenti.

Il finanziamento serve ad affrontare l’emergenza di liquidità, sostenere gli impegni dell’impresa e preparare la ripartenza. Il fondo perduto interviene successivamente su una parte della perdita economica realmente verificatasi.

TARI e tributi locali durante la chiusura

C’è poi il livello comunale.

Per tutto il periodo durante il quale le attività non possono essere esercitate, Confimprese chiede di valutare la sospensione o riduzione della TARI e degli eventuali altri tributi e oneri comunali direttamente collegati all’esercizio dell’attività.

Anche qui il criterio deve essere quello dell’effettiva impossibilità di operare, non la semplice appartenenza o meno alla zona rossa.

Lavoratori: la tutela deve riguardare tutto il centro

Lo stesso ragionamento vale sul fronte occupazionale.

Se il centro è chiuso, non sono impossibilitati a lavorare soltanto i dipendenti delle attività materialmente inagibili. Sono fermi anche i lavoratori degli altri punti vendita.

La richiesta è quindi che gli ammortizzatori sociali siano garantiti a tutti i lavoratori interessati dalla sospensione dell’attività, utilizzando per ciascuna impresa lo strumento applicabile. Per le attività che resteranno inagibili più a lungo, la copertura dovrebbe proseguire fino alla ripresa dell’attività.

Ma il problema potrebbe non terminare con la riapertura.

Se la parziale fruibilità del centro determinasse un’effettiva riduzione dell’attività e delle ore di lavoro necessarie, occorrerebbe verificare la possibilità di continuare ad utilizzare gli strumenti di integrazione salariale previsti dall’ordinamento.

Tra questi c’è il Fondo di Integrazione Salariale (FIS) che, per le imprese rientranti nel suo campo di applicazione, può intervenire non soltanto in caso di sospensione, ma anche di riduzione dell’attività lavorativa.

Questo può diventare particolarmente importante nella fase di ripartenza: un punto vendita potrebbe essere aperto ma avere temporaneamente necessità di un numero inferiore di ore lavorate. In presenza dei requisiti previsti dalla normativa, l’integrazione salariale può rappresentare uno strumento per evitare che una difficoltà temporanea si trasformi in una riduzione strutturale dell’occupazione.

Il problema scoperto dei contratti a termine

C’è infine una categoria per la quale gli ammortizzatori sociali non sono sufficienti: i lavoratori a tempo determinato il cui contratto arriva a scadenza durante la chiusura.

Finché il rapporto di lavoro è in essere può esistere una tutela. Quando il contratto scade, il problema cambia.

In condizioni normali una parte di questi rapporti avrebbe potuto essere prorogata o rinnovata. La chiusura può interrompere questa possibilità per una causa che non dipende né dal lavoratore né dall’impresa.

Per questo Confimprese propone uno specifico intervento straordinario di sostegno al reddito, da costruire anche attraverso le competenze regionali in materia di lavoro e politiche sociali, capace di accompagnare questi lavoratori almeno fino alla ripresa dell’attività.

Non sostenere il centro commerciale, ma le imprese che vi operano

È questa, in definitiva, la distinzione sulla quale si fonda la proposta.

Il nostro riferimento non è il Centro commerciale come struttura: sono le imprese che vi operano e i lavoratori da esse occupati.

Per questo Confimprese ha chiesto un confronto tra Regione Siciliana, Comune di Palermo e INPS, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, per verificare quanto eventualmente già avviato e valutare gli ulteriori interventi necessari.

L’obiettivo è accompagnare imprese e lavoratori dalla chiusura alla ripartenza, evitando che le conseguenze economiche dell’incendio producano danni permanenti su attività che fino al 31 agosto erano pienamente operative.

Leggi la lettera integrale inviata alle istituzioni

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