Mentre le micro e piccole imprese commerciali muoiono, mentre le città cambiano cambiamo ed i centri storici si desertificano, la politica latita.
Il Decreto Legislativo 114/98 e la legge regionale 28/99 cambiarono i parametri della precedente legge 426/71 ed il regolamento di un decreto ministeriale del 1988 che di fatto era il regolamento d’esecuzione della predetta legge.
Già allora ci sono voluti 27 anni per cambiare la legge sul commercio, per coincidenza lo stesso numero di anni da quando sono in vigore le attuali leggi con l’aggravante che nessuna novità si vede all’orizzonte.
Le principali intenzioni dell’allora riforma del commercio erano: introdurre delle semplificazioni amministrative e favorire l’ammodernamento della rete distributiva, dando spazio alle grandi strutture di vendita, ma tenendo ferma l’idea di mantenere un equilibrio commerciale tra le vari forme di commercio.
Allora si vedevano come soggetti protagonisti del rinnovamento e della modernizzazione strumenti come i centri commerciali e l’utilizzo del sistema dei Franchising, tutti analizzavano i lati positivi, nessuno si preoccupava delle possibili conseguenze. Certamente allora non si poteva immaginare lo sviluppo di internet che nel tempo è divenuto un fattore determinante.
Partendo dalla convinzione che la GDO potesse rappresentare una leva di sviluppo dei territori, tralasciando gli appetiti elettorali che sollecitava, oltre agli interessi economici, i progetti di apertura dei centri commerciali erano guardati con occhi benevoli e l’entrata in vigore della norma sulla semplificazione amministrativa e degli sportelli unici, favorì mutamenti commerciali e territoriali notevoli.
La volontà politica, le scarse competenze tecniche degli uffici portarono ad un esame spesso sommario che formalmente era legittimo, ma sostanzialmente basato su notizie elaborate per rispondere ai requisiti di legge, ma non applicabili nella realtà.
Mentre sull’introduzione di nuovi metodi di vendita la norma è stata arrivata in pieno, la stessa cosa non è avvenuta per le parti della legge che prevedevano, ad esempio: “Progetti di valorizzazione commerciale possono essere promossi per le aree del centro storico e/o per altre aree urbane a forte vocazione commerciale”.
Queste attività di sostegno, se attivate, avrebbero contribuito anche a reggere l’urto del commercio virtuale in virtù di un offerta esperenziale degli acquisti.
Una società civile si regge su un principio molto semplice: le regole.
Le leggi possono essere condivise o contestate, possono rivelarsi adeguate oppure superate dai cambiamenti economici e sociali. Ma fino a quando restano in vigore costituiscono il quadro entro il quale cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni sono chiamati ad operare.
Quando una legge non è più idonea a raggiungere gli obiettivi per i quali era stata approvata, la strada non è ignorarla né aggirarla. La strada è modificarla.
Ma perché una legge produca effetti reali non basta che sia scritta.
Servono due condizioni.
- La prima è la sua corretta applicazione.
- La seconda è l’esercizio dei controlli.
I controlli non rappresentano un ostacolo allo sviluppo. Sono lo strumento attraverso il quale lo Stato verifica che gli obiettivi fissati dal legislatore continuino ad essere rispettati anche dopo il rilascio di un’autorizzazione.
Nel commercio questo significa verificare non soltanto che un’autorizzazione sia stata rilasciata correttamente, ma anche che le condizioni economiche, urbanistiche e commerciali poste a fondamento di quella decisione continuino a trovare concreta attuazione nel tempo.
Ed è proprio su questo terreno che si svilupperà il nostro percorso.
Non ci limiteremo ad analizzare le norme.
Cercheremo di capire se siano state applicate, come siano state interpretate e, soprattutto, se gli strumenti di controllo previsti dal legislatore siano stati realmente esercitati.
Le autorizzazioni non chiudono il rapporto tra amministrazione e impresa. Lo aprono. Perché è proprio dopo il rilascio dell’autorizzazione che nasce il dovere dell’amministrazione di verificare che i presupposti sui quali quella decisione si fondava continuino ad essere rispettati.
Un esempio è rappresentato dalla sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa che ha ribadito il dovere dell’Amministrazione di esercitare i controlli previsti dalla legge. Ci sono voluti anni per arrivare a una decisione che chiarisce un principio fondamentale. Eppure, almeno fino ad oggi, non si vedono i cambiamenti che quella sentenza avrebbe dovuto produrre.
È da qui che inizia il nostro percorso.
Mentre appare evidente la carenza di una progettualità politica sul commercio, emergono anche le difficoltà della Pubblica Amministrazione nel seguire l’evoluzione della normativa e nell’esercitare con continuità i poteri di programmazione e controllo che la legge le attribuisce.
Ma c’è un ulteriore elemento che merita di essere approfondito. Dall’analisi di molti casi concreti sembra emergere un diverso atteggiamento nei confronti dei diversi modelli commerciali. Da un lato, una particolare cautela quando si tratta di intervenire nei confronti delle grandi strutture di vendita e dei grandi gruppi economici; dall’altro, una maggiore rigidità nell’applicazione delle norme quando i destinatari sono micro e piccole imprese.
Le spiegazioni possono essere diverse e non intendiamo anticiparne le conclusioni. Sarà proprio questo uno dei temi che proveremo ad approfondire attraverso l’analisi di fatti, atti amministrativi e sentenze, per comprendere quale impatto tali comportamenti abbiano avuto sull’equilibrio del sistema commerciale siciliano.
Le spiegazioni possono essere diverse e non intendiamo anticiparne le conclusioni. Sarà proprio questo uno dei temi che proveremo ad approfondire attraverso l’analisi di fatti, atti amministrativi e sentenze, anche al fine di comprendere quale impatto abbia avuto sull’equilibrio del sistema commerciale siciliano.
Nel prossimo episodio parleremo del comportamento della Pubblica Amministrazione nei confronti della sentenza del CGA.
Nota documentale
Commercio in Sicilia è un percorso di analisi dedicato all’evoluzione delle politiche commerciali regionali, costruito attraverso leggi, atti amministrativi, sentenze, dati economici e documenti istituzionali.
Approfondimenti collegati
- Dossier Centri Commerciali → le analisi e i documenti dedicati ai grandi insediamenti commerciali.
- Le nostre Posizioni → prese di posizione, lettere istituzionali e proposte di Confimprese Palermo.
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