«No ai corsi mordi e fuggi», sì ai «corsi spezzatino»
Affare Prime Comunioni È davvero uno scontro tra sacro e profano
Nell’episodio La famiglia al centro del progetto, avevo raccontato la vicenda di una madre che, descrivendo le difficoltà incontrate con il nuovo percorso di catechismo, accennava anche ai problemi logistici delle parrocchie. Un particolare sul quale non mi ero soffermato. Poi, arrivata la comunicazione di un parroco alle famiglie, quel dettaglio ha assunto un significato diverso.
Il sacerdote spiega che mancano le aule e che non ci sono catechisti sufficienti. Per questo gli incontri non potranno svolgersi ogni settimana, ma avranno cadenza quindicinale. In un altra chiesa il calendario comunicato alle famiglie prevede sette incontri nei primi tre mesi di attività.
Il calendario comunicato alle famiglie prevede sette appuntamenti tra ottobre e dicembre: una proiezione del film su Carlo Acutis e sei incontri. Proiettando questa frequenza sull’intero anno catechistico, si ottengono indicativamente 19 appuntamenti, ossia circa 95 in cinque anni. È una stima basata su questo calendario, non un numero ufficiale valido per tutte le parrocchie. Ma il dato pone una domanda: davvero occorrono cinque anni per distribuire circa 95 appuntamenti di preparazione alla Prima Comunione e alla Cresima?
| Data | Orario | Attività |
| 17 ottobre | 16:00–18:00 | Film Carlo Acutis |
| 24 ottobre | 16:00–17:30 | Incontro |
| 7 novembre | 16:00–17:30 | Incontro |
| 21 novembre | 16:00–17:30 | Incontro |
| 5 dicembre | 16:00–17:00 | Incontro |
| 12 dicembre | 16:00–17:00 | Incontro |
| 19 dicembre | 16:00–17:00 | Incontro |
Il paradosso dei cinque anni
La frequenza degli incontri può cambiare, mentre la durata di cinque anni rimane intoccabile. È questo il particolare che mi ha colpito. Cinque anni sono il tempo necessario a completare la scuola primaria; altrettanti ne richiede la scuola secondaria superiore. In cinque anni si può normalmente conseguire una laurea triennale seguita da una magistrale. Anche il primo ciclo degli studi ecclesiastici di teologia può articolarsi in un quinquennio. Non sono percorsi paragonabili per contenuti: proprio per questo la durata, da sola, non dice nulla sulla quantità e sulla qualità della formazione.
L’aritmetica, invece, è chiara. A parità di settimane di attività e di durata degli incontri, cinque anni di catechismo quindicinale corrispondono, per numero di lezioni, a due anni e mezzo di catechismo settimanale. E allora perché una soluzione dovrebbe essere accettabile e l’altra liquidata come un corso «mordi e fuggi»?
C’è di più. Se il legame tra formazione e durata fosse davvero così ferreo da richiedere cinque anni di incontri settimanali, dimezzando la frequenza bisognerebbe portare il percorso a dieci anni per conservare lo stesso numero di lezioni. Nessuno, naturalmente, propone dieci anni di catechismo. Ma proprio questo rende evidente il punto: si possono ridurre gli incontri, purché non si tocchino i cinque anni. È la durata a essere indispensabile, oppure lo sono i contenuti e gli obiettivi formativi?
Una difficoltà che crescerà
La scelta del parroco nasce da un problema concreto, non da una teoria educativa: mancano locali. E il sistema non è ancora a regime. Nel 2024–2025 il precedente percorso è stato fermato; nel 2025–2026 bambini di età diverse hanno iniziato insieme il primo anno del quinquennio. Nel 2026–2027 è entrato un nuovo gruppo. Nel 2027–2028 le annualità formative saranno tre, nel 2028–2029 quattro e nel 2029–2030 cinque, prima della conclusione del percorso del gruppo iniziale.
Mi sono chiesto: se già oggi, con due annualità, una parrocchia deve ridurre gli incontri perché non dispone di aule sufficienti, che cosa accadrà quando le annualità saranno cinque? La difficoltà non riguarda soltanto questa parrocchia. E la progressione dei gruppi impone di verificare, prima che il sistema raggiunga il pieno carico, la disponibilità effettiva degli spazi.
Il parroco segnala anche la mancanza di catechisti e chiede ai presenti di rendersi disponibili. È comprensibile e apprezzabile il ricorso alla comunità, ma la domanda rimane: come si garantiranno, con un numero crescente di gruppi, catechisti sufficienti e adeguatamente preparati? Non conosco le procedure di selezione e formazione adottate in quella parrocchia e mi auguro che ogni preoccupazione sulla qualità sia infondata. Proprio perché il progetto vuole rafforzare la preparazione religiosa, tuttavia, la disponibilità e la formazione di chi insegna non possono essere considerate un dettaglio.
Una proposta da discutere
Fin dall’inizio, come Confimprese, abbiamo proposto di valutare percorsi più concentrati, capaci di assicurare una preparazione seria in tempi più brevi. Non abbiamo mai chiesto di impoverire la formazione dei bambini. Abbiamo chiesto di confrontare contenuti, ore effettive, obiettivi e condizioni organizzative. Oggi la stessa realtà parrocchiale dimostra che la frequenza può essere adattata alle risorse disponibili. Perché, allora, non valutare anche una diversa durata complessiva?
Alla fine di questo ragionamento non posso fare a meno di pormi una domanda: sono i cinque anni a dover garantire la formazione dei bambini, oppure è la formazione dei bambini a dover determinare quanti anni servono?
Purtroppo, però, ci sono altri elementi che meritano attenzione. Il progetto dichiara di mettere il bambino al centro e attribuisce alle famiglie un ruolo importante nel percorso. Ma che cosa accade quando le esigenze concrete dei bambini e quelle dei loro genitori si incontrano — o si scontrano — con l’organizzazione prevista? È il rapporto tra bambini e famiglie che affronterò nel prossimo episodio.
- L’audio della comunicazione del prete
- Per seguire la vicenda e consultare tutti gli approfondimenti, visita il Dossier Prime Comunioni
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