Mercati di Palermo: non basta un bando ad assicurare un futuro
Confimprese Palermo: il Comune promuova il rilancio dei mercati; gli ambulanti si assumano la responsabilità di un cambiamento necessario per sopravvivere.
Il bando comunale per l’assegnazione di 443 posteggi vacanti ci consegna l’immagine di un sistema commerciale che ha bisogno di ripensare il proprio futuro.
Il termine per la presentazione delle domande è scaduto il 10 ottobre e il Comune si appresta a pubblicare le graduatorie.
Secondo indiscrezioni ancora da verificare, le richieste sarebbero state contenute.
L’amministrazione ha apportato chiarimenti e correttivi alle procedure e ha accolto la richiesta di ridurre i costi amministrativi di partecipazione. Resta però una domanda: perché posteggi che un tempo rappresentavano un’opportunità imprenditoriale, e avevano persino un valore commerciale, oggi non riescono più ad attrarre nuovi operatori?
Una crisi che non si risolve con i bandi
Confimprese Palermo ha sostenuto la necessità di sbloccare le assegnazioni e ridurre gli oneri amministrativi, anche per favorire l’accesso alle attività regolari, a nuovi operatori e per consentire l’emersione di una parte dell’abusivismo.
Su questo fronte il Comune ha risposto positivamente. Ma mettere a disposizione i posteggi non significa, da solo, restituire attrattività ai mercati.
Le difficoltà dipendono da più fattori: scarsa redditività di alcune postazioni, organizzazione dei mercati, concorrenza irregolare e situazioni consolidate.
Il problema, tuttavia, è più profondo: il modello tradizionale del commercio su aree pubbliche fatica da anni a adattarsi alle nuove abitudini di consumo. La riduzione degli operatori e la mancanza di ricambio imprenditoriale/generazionale aggravano ulteriormente questa perdita di attrattività.
Non basta assegnare i posteggi. Bisogna creare le condizioni economiche perché gli imprenditori abbiano interesse a occuparli.
Il Comune deve diventare promotore del rilancio
Per Confimprese Palermo è necessario aprire una nuova fase nei rapporti tra amministrazione e operatori. Non è più sufficiente che il Comune si limiti ad autorizzare, assegnare posteggi e controllare quando può: occorre una politica attiva di sviluppo del commercio su aree pubbliche.
Chiediamo all’amministrazione, avendo l’onestà intellettuale di riconoscere l’avvio di una nuova pagina nel rapporto con il commercio su aree pubbliche, di assumere il ruolo di promotrice dei mercati cittadini, destinando risorse alla loro valorizzazione, alla comunicazione, alla pubblicità e alla sperimentazione di nuove formule commerciali.
Il Tavolo tecnico sul commercio su aree pubbliche potrebbe essere la sede nella quale individuare mercati e progetti pilota, con regole chiare, tempi definiti, coinvolgimento degli operatori e verifica dei risultati, ma deve sburocratizzarsi, creare un nuovo punto zero e da qui ripartire.
Il contrasto all’abusivismo resta indispensabile per assicurare condizioni di concorrenza eque, ma non sostituisce una politica di sviluppo: la regolarità deve accompagnarsi alla possibilità concreta di lavorare in modo economicamente sostenibile.
Non basta conservare i mercati: bisogna cambiarli
Confimprese Palermo sostiene da anni che i mercati organizzati soltanto nella mattinata, con un’offerta prevalentemente tradizionale, non possano rappresentare l’unico modello per il futuro. Una parte importante dei consumatori lavora al mattino e acquista in orari diversi.
In molte realtà europee i mercati affiancano al commercio tradizionale artigianato, produzioni locali, gastronomia e occasioni di socialità. Non si tratta di importare modelli estranei a Palermo, ma di valorizzare l’identità dei nostri mercati con formule capaci di richiamare nuovi clienti.
Aperture pomeridiane, attività nel fine settimana, mercati plurigiornalieri, diversificazione dell’offerta e una migliore organizzazione degli spazi sono possibilità da verificare sul campo. Nessuno può garantirne in anticipo il successo; proprio per questo occorre sperimentare, misurare e correggere.
La responsabilità degli ambulanti
Su questo punto interviene il Presidente di Confimprese Palermo, Giovanni Felice, con un richiamo diretto alla categoria: «Non possiamo continuare a denunciare la crisi dei mercati e, nello stesso tempo, rifiutare ogni cambiamento. Se chiediamo al Comune di investire e accompagnare il rilancio, dobbiamo essere pronti anche noi ad assumere impegni concreti».
Felice ricorda una proposta avanzata in passato dall’associazione: riunire quattro mercati in un’unica area, consentendo a tutti i titolari dei posteggi di partecipare alle attività distribuite su quattro giornate. Al lunedì e al venerdì, giorni in cui i mercati già si svolgevano, si sarebbero aggiunti il sabato e la domenica.
«Avremmo potuto ampliare l’offerta e verificare la risposta dei consumatori nel fine settimana. Gli ambulanti non hanno voluto realizzare quella sperimentazione. Non sappiamo se avrebbe funzionato, perché non abbiamo avuto la possibilità di verificarlo. Ma non possiamo pretendere di conoscere i risultati prima ancora di provare. Le difficoltà sono reali; l’immobilismo non le risolverà. Il futuro dei mercati dipende anche da noi: difendere il nostro lavoro, oggi, significa avere il coraggio di cambiarlo».
Due strade per il futuro dei mercati
Il quadro che emerge pone Palermo davanti a un bivio.
Una strada, la più semplice è quella che l’amministrazione potrebbe privilegiare: prendere atto del progressivo svuotamento, chiudere i mercati con pochi operatori e trasferire gli ambulanti rimasti altrove. In questo caso gli accorpamenti diventerebbero la somma di quei trasferimenti che in passato, con grande determinazione, Confimprese Palermo è riuscita ad evitare e sarebbero finalizzati soltanto a gestire la riduzione delle presenze. Questa riorganizzazione rischia di trasformarsi in un processo di morte assistita del commercio su aree pubbliche.
L’altra strada, quella che Confimprese Palermo indica, è di riconoscere il valore economico e sociale dei mercati e tentare di rilanciarli con investimenti, nuove formule organizzative e sperimentazioni. Non siamo contrari a trasferimenti ed accorpamenti per principio, l’abbiamo dimostrato, ma siamo, e saremo sempre contrari ad accorpare per accompagnare il declino. Le novità e gli esperimenti devono avere come scopo riorganizzare per creare nuove opportunità di lavoro e di vendita.
Prima di ridimensionare o chiudere un mercato, occorre verificare se possa tornare a essere un luogo di commercio, incontro e iniziativa imprenditoriale. Il Comune deve investire, organizzare e promuovere; gli ambulanti devono partecipare e innovare; le associazioni di categoria devono contribuire alle proposte e alla verifica dei risultati.
Non chiediamo di conservare artificialmente il passato. Chiediamo di dare ai mercati la possibilità di avere un futuro.
Per maggiori informazioni sull’argomento vai a fascicolo commercio su aree pubbliche
