Dialogo, comunità e famiglie: la domanda che continua ad attendere una risposta
La dichiarazione dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, che abbiamo voluto mettere in copertina e che di seguito riportiamo,«Ogni via deve essere percorsa e credo che sulla franchezza della parola e sul dialogo si possono realmente costruire percorsi in grado di aiutare questa città, questa nostra regione. Non abbiamo bisogno di sopraffazione, abbiamo invece bisogno di solidarietà, di mettere insieme le energie, di fare sinergie.» rappresenta un forte richiamo al dialogo e alla sua potenza pacifica.
Ben prima di leggere queste parole avevamo scelto di percorrere la strada del dialogo.
Ritrovarle espresse con tanta chiarezza dall’Arcivescovo di Palermo ha rappresentato, per noi, la conferma di avere intrapreso il percorso giusto.
Per questo, nei mesi scorsi, Confimprese Palermo ha raccolto dati, ascoltato decine di operatori, rappresentato una situazione di grave difficoltà che interessa centinaia di microimprese a gestione familiare e rivolto formali richieste di confronto.
Da quel percorso è nato il Comitato FEDE, ECONOMIA E COMUNITÀ, aperto agli operatori economici, alle famiglie e ai cittadini che condividono la convinzione che il dialogo sia sempre la strada migliore.
Non chiediamo di discutere le scelte pastorali della Chiesa.
Chiediamo soltanto che si possa riflettere insieme sui loro effetti concreti.
I dati raccolti raccontano una realtà fatta di laboratori artigiani, piccoli studi fotografici, attività di quartiere, ristoratori, parrucchieri e tante altre attività familiari che registrano perdite spesso superiori al 50% e, in molti casi, comprese tra il 70% e l’80% del fatturato legato alle Prime Comunioni.
Dietro queste percentuali non ci sono solo numeri.
Ci sono famiglie, lavoro, sacrifici, mutui, affitti, attività costruite in anni di impegno e, spesso, mestieri tramandati da una generazione all’altra.
Con il passare dei mesi, tuttavia, la riflessione si è allargata.
Ci siamo resi conto che non stavamo parlando soltanto di economia.
Stavamo parlando di persone.
Di padri e madri che lavorano, educano i figli, partecipano alla vita della comunità e vivono la propria fede.
Di famiglie che non appartengono a un sistema separato dalla comunità, ma che della comunità fanno pienamente parte.
Ogni riforma persegue obiettivi che meritano rispetto.
Ma ogni riforma produce anche effetti concreti che è giusto conoscere, valutare e, quando possibile, accompagnare attraverso il confronto e l’ascolto reciproco.
Per questo continuiamo a porci una domanda semplice e sincera:
davvero non esiste una soluzione capace di conciliare le finalità pastorali con la tutela di centinaia di famiglie che vivono del proprio lavoro?
Una domanda che non nasce dalla contrapposizione.
Nasce dalla convinzione che il dialogo e il buon senso rappresentino sempre la strada migliore per affrontare questioni che coinvolgono contemporaneamente la fede, la comunità e la vita concreta delle persone.
Per questo continueremo a credere che il dialogo non sia un segno di debolezza, ma il modo più autentico per costruire insieme il bene della comunità.
Nota documentale
come nasce il Comitato Fede, Economia e Comunità;
le lettere inviate alla Curia;
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